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Voglio la Luna


Ore 13 e qualcosa. Porto di Piombino, stazione marittima. Prima rovente e sconclusionata domenica di agosto. La situazione qui attorno è esattamente molto peggio di come possiate ragionevolmente immaginare. Sono avvolto in un involucro caotico fatto di gente che suda, corre, mangia, attende, litiga, bacia, compra, chiede, fuma, gioca, telefona, legge, urla, chiama, risponde, insegue, piange, ride, vive. Da qui si naviga per l’isola d’Elba, per la Corsica e per la Sardegna. La Moby diretta ad Olbia lascerà il continente soltanto nel primo pomeriggio. Nel frattempo cerco refrigerio e ispirazione tra gli scaffali di una piccola libreria. Scelgo un paio di titoli interessanti (un vecchio Ammaniti ed un credo impegnativo Grossman). Mi sposto con sana pazienza verso una cassa molto più che affollatissima. Che però sai che c’è? C’è che oggi non ho fretta (già, un grande privilegio avere tempo). Nell’attesa del mio turno l’occhio finisce sul ripiano riservato a giochi, quotidiani e riviste. Finisce per intenderci sul titolo di una rivista, quella nella foto. E finisce lì perché in fondo quello è con tutta probabilità il titolo che cercavo per le tante cose che ho dentro.

Che ho dentro. Che ho avuto dentro. Che dentro nel mio futuro spero sempre di avere.

Osservo la rivista. Leggo e rileggo il titolo. Scatto una foto. La signora davanti a me paga con bancomat. O perlomeno lei vorrebbe solo però che il maledetto pos non va. Una coppia dietro di me è insofferente per l’attesa. Lui sbuffa. Lei gli ricorda che lo aveva detto e che eccome se lo aveva detto e che eccome che la fila è lunga e che non se ne può più di stare lì.

Io intanto resto con lo sguardo alla rivista e con la testa altrove. Perché questa storia della Luna in fondo la conosco già. Che dentro di me la Luna da raggiungere nel tempo ha avuto sempre un aspetto diverso. Che di volta in volta la mia Luna cambiava forma, identità, aspetto e colore. Che c’è stata nella mia vita una Luna da raggiungere ogni volta una sfida si presentava difficile. Che c’è stata una Luna da conquistare per ogni traguardo che nella vita immaginavo impossibile.

Che tante sfide nella vita ti raccontano che sono impossibili.

Che tante sfide nella vita cercano di convincerti che no, tu non riuscirai.

Che però – Ale – se in fondo ci pensi bene questa cosa è sempre stata un alibi. Che la verità vera è che a raccontarci questa fandonia in fondo in fondo siamo sempre stati noi. E poi impari che invece non funziona così. Che spetta sempre a noi decidere. Che ognuno di noi verso se stesso ha la grande responsabilità di decidere quando arriva il momento di mostrare i muscoli e di tenere la testa alta. Con lo sguardo sempre rivolto alla (sua) Luna. A quella Luna che vedi sempre così lontana.

Ma quella Luna – sempre a volerci pensare bene – non è mai davvero irraggiungibile.

– Sono quattordici euro, grazie.

– Posso pagare con carta?

– Mi spiace ma il pos non va.

– Ok, allora un attimo e le do i contanti.

– Grazie, i due libri glieli metto in una bustina?

– No, non importa. Grazie a lei e buona giornata.

Sono quasi le due. Tra mezz’ora si parte. Le previsioni meteo dicono mare calmo calmissimo. Di agitato agitatissimo questa estate mi sa invece che ci sono io. Ma questa è invece un’altra storia.

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