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Prima che tutto cambiasse

Il nostro #MilanoValencia è iniziato dieci giorni fa. Il 6 agosto – lasciata Arona – prima tappa di questo viaggio con Nicole fu proprio Genova. Che dai, babbo ti porta a pranzo in un bellissimo posto sul lungomare, a Nervi. Che qui vengo spesso a dormire quando ho impegni di lavoro. Che c’è un posto dove vado sempre a correre. Che però sta a Levante. Che in pratica sarebbe dalla parte opposta rispetto a quella dove siamo diretti noi. Che noi per avvicinarci alla Francia dobbiamo andare a Ponente. Però dai, abbiamo tutto il tempo. Facciamo un bagno in un […]

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di quella volta che ho incontrato Eleonora

Ogni tanto sento Luigi. Che adesso lavora negli Stati Uniti. Fa il ricercatore all’università di non mi ricordo dove. Ma lui si capiva che aveva la testa che funzionava come si deve. Io invece vedo sempre Laura Puggioni perché abbiamo i figli che vanno nella stessa scuola. Giù al Monte. Però siamo sempre di corsa e ogni volta dice dai vediamoci una sera ma poi lo sai come vanno le cose. E Martina? Ogni volta che la vedo in televisione mi viene in mente quando ci faceva le imitazioni di Renzi e di maestra Luisa. Cazz, era precisa… Io tanto […]


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del fatto di correre e di altre cose

Qualcuno scappa e qualcuno insegue. Qualcuno più semplicemente corre. E qualcuno più semplicemente corre per stare al passo con la vita. Qualcuno sale e qualcuno scende. Qualcuno invece è fermo. Che si cade e ci si rialza. Qualcuno vince e qualcuno non sa perdere. Qualcuno cerca la forza per tagliare un traguardo. Qualcuno corre per sentire che va. Qualcuno corre per sentire che suda. Qualcuno corre senza sapere perché. Qualcuno corre senza sapere come. Qualcuno corre senza sapere dove. Qualcuno corre per cercare un sorriso. Qualcuno corre per donare un sorriso. Qualcuno corre perché non è rimasto altro da fare. […]


Una generazione può essere giudicata dallo stesso giudizio che essa dà della generazione precedente, un periodo storico dal suo stesso modo di considerare il periodo da cui è stato preceduto. Una generazione che deprime la generazione precedente, che non riesce a vederne le grandezze e il significato necessario, non può che essere meschina e senza fiducia in se stessa, anche se assume pose gladiatorie e smania per la grandezza. E’ il solito rapporto tra il grande uomo e il cameriere. Fare il deserto per emergere e distinguersi. Una generazione vitale e forte, che si propone di lavorare e di affermarsi, tende invece a sopravvalutare la generazione precedente perché la propria energia le dà la sicurezza che andrà anche più oltre; semplicemente vegetare è già superamento di ciò che è dipinto come morto.
Si rimprovera al passato di non aver compiuto il compito del presente: come sarebbe più comodo se i genitori avessero già fatto il lavoro dei figli. Nella svalutazione del passato è implicita una giustificazione della nullità del presente: chissà cosa avremmo fatto noi se i nostri genitori avessero fatto questo e quest’altro…, ma essi non l’hanno fatto e quindi noi non abbiamo fatto nulla di più. Una soffitta su un pian terreno è meno soffitta di quella sul decimo o trentesimo piano? Una generazione che sa far solo soffitte si lamenta che i predecessori non abbiano già costruito palazzi di dieci o trenta piani. Dite di esser capaci di costruire cattedrali ma non siete capaci che di costruire soffitte.

Antonio Gramsci (Quaderno 8, § 17)

Del progresso e delle generazioni.