Quella di Ermentuldo


Succede che un giorno Nicole mi racconta di aver scritto delle storie.

E succede che mi racconta di aver scritto delle storie ispirate a personaggi che incontrava per caso a scuola o al mare o in città, o magari più semplicemente mentre passeggiava con i nonni o faceva la spesa con la mamma nel piccolo negozietto sotto casa.

Che in fondo per incontrare personaggi capaci di stimolare la nostra fantasia – sì, la nostra e non soltanto quella dei nostri bambini – non occorre viaggiare fino a chissà dove. Basta semplicemente aver voglia di osservare, di guardare e di ascoltare la realtà attorno a noi.

Basta – in altre parole – aver voglia di essere curiosi. Che vuol dire – molto più semplicemente – di stare a sentire avendo voglia di ascoltare, di restare a guardare avendo voglia di vedere, di farsi domande senza aver sempre fretta di trovare risposte.

Succede poi che leggendo le storie di Nicole scopro personaggi semplici con nomi fantastici (direi che su tutti il mio preferito è il re Ermentuldo).


Altri sono invece personaggi talmente unici che dare loro un nome non sempre è necessario (penso per esempio al “chitarrista che fa la faccia come la musica” o alle coraggiose fate del Regno di Ghiaccio che lottano contro le malvagie streghe del Regno del Buio).

Succede così che decido di mettere in ordine queste storie raccogliendole in un piccolo libro. Un modo come un altro per evitare che questi piccoli racconti scritti da Nicole restassero chiusi in chissà quale cassetto.

O forse – a pensarci bene – volevo più semplicemente trovare un modo come un altro per invitare Nicole a scrivere ancora.

Perché è vero che non esiste il manuale delle istruzioni del perfetto genitore. Ma se esistesse sono certo che da qualche parte sarebbe scritto che a noi genitori spetta il compito di trovare sempre il modo più efficace per incoraggiare i nostri figli ad inseguire le loro passioni, aiutandoli a sviluppare i loro talenti, mettendoli nella condizione di sognare anche quando non dormono.

Che noi genitori di sognare spesso non siamo più capaci.

Che i nostri figli in questo possono invece insegnarci tanto.

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