MCM 2015

Milano 13 aprile 2015 | Il giorno dopo la maratona


Praticamente ieri ho capito questo:
che Milano non è più una città da bere e che forse non sarà mai una città da correre
che la movida di Corso Como sabato notte non era questo granché
che il mojito di Gabriele Andreoni era pure peggio
che non so come ringraziare Silvia Parma per avermi fatto conoscere Cristina Bianchi e gli amici di ‪#‎DottorSorriso‬
che a Elisa Torre potete togliere tutto ma non il suo fighissimo Garmin bianco e viola
che a suo fratello Matteo ‪#‎CoachTower‬ devo restituire la felpa che mi ha salvato da polmonite certa dopo i miei 21km
che prima o poi capirò perché se chiedo una zeroquaranta a Milano non capiscono che voglio una birra
che prima o poi l’Unesco dovrebbe considerare l’ipotesi di riconoscere il trancio di pizza di Little Italy come patrimonio dell’umanità
che gli automobilisti milanesi amano i maratoneti
che molto probabilmente alla riga precedente ho scritto una cazzata
che anche quest’anno la magia delle staffette di ‪#‎ForKidsForLife‬ ha un nome ed un cognome: Ramona Valsecchi
che Giorgia Zanetta non è soltanto una maratoneta ma soprattutto una forza della natura
che Ilaria Alamprese ha un profondo rispetto della fatica ma non smette mai di sorridere
che se lasci Antonio Luchi da solo in metropolitana poi lo avrai sulla coscienza a vita
che c’è gente come Debora Oliosi che pur di non correre si spaccia per fotografa ufficiale di #ForKidsForLife
che a Serena Noto al km 14 ho confidato che abbandonerò le mie Marlboro rosse ma spero sappia tenere il segreto
che sono strafelice di aver fortunosamente incrociato nella bolgia dell’arrivo due amici speciali come Paolo Biella e Matteo Ippolito
che sono altrettanto strafelice di aver conosciuto Fabrizio Cosi e di aver stretto la mano a decine di “marziani”
che ai rifornimenti gli Oro Saiwa ci stavano bene come una parmigiana a colazione
che per Stefano Soregaroli ci voleva la taglia M
che se avessi l’eleganza nello stile della corsa di Elisa Passi resterei comunque un maratoneta pigro ma sarei meno brutto da vedere
che una volta #ForKidsForLife non c’era ma che adesso c’è e che dopo tre anni siamo una piccola realtà nel mondo noprofit
che se le cose stanno così è perché al mondo esistono persone speciali come Annalisa Gennaro
che anche ieri non avevo voglia di correre
che anche ieri e come sempre ho capito però che in una corsa si può fare molto più che vincere.

‪#‎diariodiunmaratonetapigro‬ | Milano, il giorno dopo la maratona


Informazioni su Alessandro Accalai

Babbo, sognatore, maratoneta. Nato a Sassari nel meraviglioso 1970 ha studiato di economia e società, specializzandosi poi all'estero con la scusa di imparare l'inglese tra una birra ed un fish&chips. Ha iniziato il suo percorso professionale tra marketing e commerciale lavorando per alcune importanti multinazionali (dal petrolifero alle energie alternative, poi ancora alimentari e - più di recente - beverage). Attualmente si occupa di Trade Marketing B2C in Italia per conto di una nota azienda birraria. Fin da ragazzino - e quindi tuttora - appassionato di scrittura creativa e di racconti brevi. Dicono di averlo visto collaborare all'interno di varie redazioni tra riviste, quotidiani e radio locali. Però lui è uno che va sempre di fretta. E invece nella vita talvolta bisogna saper aspettare. Runner da dieci anni (ovvero da quando i runners si chiamavano podisti) è diventato maratoneta nel 2011 a Edimburgo. Nello stesso anno ha dato vita ad un progetto di personal fundraising noto sui social network come #centomilapassi e grazie al quale ha contribuito alla realizzazione delle reti idriche che hanno permesso di portare acqua pulita in due piccoli villaggi nel Casamance, sud del Senegal. Nel 2102 ha fondato ForKidsForLife, una piccola officina di idee che promuove attività di raccolta fondi a sostegno di organizzazioni noprofit impegnate in campagne rivolte ai più piccoli.

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