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diario di un maratoneta pigro | non fate caso alle cose che scrivo, potrebbero essere vere


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Un nonno gioca a carte con la nipotina sul tavolino del bar. Una ragazza annoiata tiene per mano un ragazzo annoiato. A vederli mi sento un po’ annoiato pure io. Un ragazzino gioca a nascondino da solo. Sulla porta dei bagni c’è un cartello gigante con la scritta “vogliamo lavoro”. La parrucchiera fa i capelli ad una signora del sud. Il marito della signora del sud ci prova con la ragazza del tabacchino. Due camionisti del Campidano si raccontano l’Italia degli automobilisti incapaci vista dall’alto di un tir tra Roncobilaccio e Firenze Nord. Bevono Corona e mi viene il dubbio […]

di quando tutto scorre ma invece non è vero


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Nel cielo sopra Visarno Arena adesso restano solo terra e l’eco infinito di decibel cattivi. I System Of A Down hanno lasciato l’immenso palco del Firenze Rocks da pochi minuti. Attorno a me il brusio lieve di cinquantamila fan che abbandonano un ippodromo che per ore non è stato un ippodromo ma un meraviglioso tempio del rock. In pochi giorni sono passati di quì nomi leggendari della musica. Hanno vibrato con loro le corde vocali di duecentomila persone. Giunte da ogni dove per Radiohead, Placebo, Aerosmith, Eddie Vedder, Prophets of Rage. E poi ancora Samuel, Glen Hansard, Don Broco, Deaf […]

di quella volta a Firenze


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Arrivo al Porto di Civitavecchia che c’è il sole tipo quello di inizio giugno. Ho finito i contanti e nel terminal non c’è il bancomat. La signora del negozio che vende cazzatine per turisti mi dice che a dire la verità una volta c’era ma che poi quei disgraziati lo hanno tolto. Così se voglio recuperare del contante adesso dovrei uscire di nuovo dal porto e cercare altrove. Ma tra poco si parte e perciò questa cosa non fa. E che quindi in qualche altro modo faremo. Solo che non era questo che volevo dirvi. Volevo dirvi piuttosto che per […]

di quella volta che si sono fidati di me



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L’ospedale era gestito dalle suore. E le suore erano cattive. Sì, vabbè, non sempre. Però spesso erano cattive. Tipo quella volta che io e mamma ti abbiamo portato un piccolo regalo – un giocattolo, era un trenino – e avevamo chiesto alle suore di dartelo per Natale. Che a Natale non ci facevano entrare in ospedale. Perché tu per quaranta giorni dovevi stare in isolamento. Poi quando finalmente ci hanno fatto entrare per qualche minuto – era già la Befana – in quella stanza che sapeva di alcol e di medicine quel giocattolo non c’era. Suor Zitta aveva punito tutti […]

di cose che ho dentro


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Olbia, imbarco Moby. Sono le otto di sera e soffia un vento di grecale che sembra arrabbiato col mondo più del dovuto. Un uomo sulla quarantina arriva trafelato al check in. Parla con l’addetto agli imbarchi a terra. Io sto in auto a pochi metri. Non sento nel dettaglio tutta la conversazione ma capisco che l’uomo ha bisogno di un posto comodo per la sua auto. Che poi la mattina dopo a Livorno vuole essere tra i primi a sbarcare. Sento solo la frase finale: devo portare mio figlio piccolo in ospedale. Che già a me con questa frase mi […]

di quella notte sull’Olbia – Livorno


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La fatica non è mai sprecata. Però mi devo trovare uno sport più adatto. Un qualcosa che se fuori la temperatura sta sotto lo zero puoi scegliere di restare invece da qualche parte al caldo. Oppure che non per forza la devi finire a trascinare gambe e testa in modo poco dignitoso. Che me la ricorderò sempre l’espressione in viso di quella signora al chilometro trentacinque. Che avrà avuto l’età di mia mamma. Dammi retta figlio mio, prendi un po’ di the caldo e due biscotti. Guarda che ti farà bene. L’avrei abbracciata ma non mi erano rimaste forze manco […]

non ero di passaggio



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E niente caro diario, non è che al momento le cose mi vadano un granché bene. Quindi prima ancora di iniziare a scrivere ti chiedo scusa. Ma ho bisogno di approfittare per qualche pagina della tua pazienza. Perché sai caro diario,  ho imparato che a volte scrivere è un modo molto semplice per fare un po’ di ordine dentro. Anche se fuori poi tutto resta comunque sottosopra. Si, lo so che stasera avrei dovuto fare le ripetute. E so anche che tra meno di dieci giorni dovrò correre una maratona. Ma tu caro diario lo sai. Io sono sempre stato […]

di quella sera che cercavo una scusa


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Lo sai da dove arrivano? Lo sai perché scappano dalle loro case? Lo sai quanto è lontana la loro terra? Lo sai cosa cercano qui? Lo sai perché a volte la gente ha paura di loro? Lo sai perché a volte invece la gente è arrabbiata con loro? Ti sei mai chiesta cosa avresti fatto tu al loro posto? Ti sei chiesta cosa avrei fatto io al loro posto? Ti avrei stretto forte tra le mie braccia. Ed avrei iniziato a correre il più lontano possibile. Alla ricerca di un posto sicuro dove crescerti, ovunque. Ma un posto sicuro. E […]

di quella mattina che stavamo ripassando geografia


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- Ma come? Ma non eri tu quello che il cuore può tutto, quello che la fatica non è mai sprecata, quello che in fondo è la testa che decide e le gambe si adeguano, quello che sorridere sempre sorridere comunque… Non eri tu? E allora chi cazzo era? Sai che c’è caro Ale? C’è che adesso sollevi la testa e guardi la in fondo. E cosa vedi la in fondo? Cosa vedi in fondo a questa strada? - Boh, niente. Però c’è un bar aperto. Quindi dai, caro#maratonetapigro… smetti di rompere i coglioni e andiamo a farci una zeroquaranta […]

di quando il traguardo è ancora lontano