incipit


Fumo una Marlboro rossa davanti all’ingresso dell’Athenia Callirhoe Hotel. Una di notte abbondantemente passata. Alle mie spalle c’è un cartello che segnala senso unico di marcia. Il messaggio credo sia chiaro. Da qui indietro non si torna.

Della mia giornata conservo poche cose. Ho realizzato per esempio che ad Atene i taxi sono gialli. E questa cosa a me fa pensare. Che io da bambino i taxi li immaginavo sempre gialli. Che però poi di taxi gialli in giro per il mondo ne ho sempre visto pochi. Che perciò non sempre perciò le cose sono come le immaginavi da bambino. Che anche la maratona da bambino la immaginavo come una corsa tra gente che corre. Poi però impari che la maratona con la corsa probabilmente ha poco a che fare. Ho capito anche che non sarà una stagione esaltante per il Panathinaikos. Me lo ha detto Spiros mentre con il suo taxi mi accompagnava in hotel dall’aeroporto.

Comunque la sera fa freddo anche qui. E questa cosa non me l’aspettavo. Poi comunque oggi sono anche un pochino teso. E quindi credo che il freddo dentro si somma alla tensione e se devo dirla tutta non ne viene fuori una gran bella cosa.

Continuo a pensare a domenica mattina. All’alba le mie scarpette calpesteranno l’erbetta della piana di Maratona. So che sarò orgoglioso di me stesso ma  so anche che avrò troppo sonno per rendermene conto. Che in fondo io sono soltanto un maratoneta pigro.

 

[diario di un maratoneta pigro | di quella volta ad Atene]