Flashback


Ho corso i centomilapassi della Maratona di Roma in duecentosessantasei minuti. Che sono sei minuti abbondanti per chilometro.
Raggiunto l’obiettivo di raccogliere un cent per ogni passo.
Rimandato a Berlino 2013 l’obiettivo di scendere sotto le quattro ore.
 
Domenica 18 marzo è una fantastica giornata di inizio primavera. Alle 9 del mattino il vialone dei Fori Imperiali è una immensa distesa di scarpette, pantaloncini, ipod, magliette e canotte. E fa caldo. Molto caldo.
 
Quando Alemanno spara al cielo per il via della gara io sono avvolto nella Cavalcata delle Valchirie, primo brano della playlist messa in cuffia per l’occasione. 
 
La memoria mi rimanda frammenti di immagini coloratissime. Runners e spettatori. Cartelli e bandieri di ogni dove. Poi inizio a concentrarmi sull’asfalto. E sul mio passo. Per almeno cinquanta minuti mi accodo ad una runner, credo tedesca, che viaggia più o meno a cinque minuti a chilometro, il mio passo. Lascio che sia lei a farmi da pace maker, almeno fino al decimo chilometro, quando la perderò di vista durante un rifornimento un pò caotico.
 
Grazie al Blackberry riesco a raccontare via Twitter i passaggi chiave. E far vivere ai followers del progetto #centomilapassi questa avventura. Ma non sempre riesco a centrare buone foto.
 
Mezza maratona, 21 km, cinquantamilapassi. Passo in gran forma. Primo veloce rifornimento. Solo acqua. Fa molto caldo. Mi rendo conto di stare bene. Ed è probabilmente ora che sbaglio qualcosa. Tra il 20° ed 25° km corro ben sotto i 5 minuti per km. Troppo veloce. Pagherò carissimo al 30° km questo passo non sostenibile.
 
31km di gara. Piazza Navona è affollata di turisti. Musica. Macchine fotografiche. Sole. Arrivo stanchissimo sotto la statua del Bernini. Distratto. Assettato. Inciampo sul piede di una transenna che separa i tavolini di un ristorante dai maratoneti. E cado. Finisco letteralmente sotto un tavolo. Mentre mi rialzo aiutato da due camerieri vedo alcuni giapponesi che mi riempiono di foto. Mah…
 
Si avvicina via del Corso. Li trovo tutta la mia famiglia, gli amici, energia per andare avanti insomma. Perchè oramai siamo davvero agli sgoccioli. Quell’immagine mi resterà impressa per sempre nella memoria. Un cinque a tutti. Poi torno indietro dopo pochi metri. Mia figlia merita almeno un altro bacio. O forse sono io che ne ho bisogno.
 
Mia moglie si infiltra tra i maratoneti e inizia a scortarmi. Ha capito che ho dato davvero tutto. Correrà al mio fianco nei restanti sette km. A Piazza del Popolo le dico che sono arrivato. Bevo sali e acqua. Ma ho sempre tanta sete. Correre sui sanpietrini è durissima, ho le gambe a pezzi.
 
All’Altare della Patria ritrovo mio padre ad incitarmi. E qualche metro più in la tutti gli altri. In mezzo ad una folla immensa. Ma li vedo. Valgono come aver bevuto mille gatorade tutti insieme. Se arriverò al Colosseo sarà anche e soprattutto merito loro.
 
Poi è salita. Tanta salita. Quella che porta ai Fori Imperiali. Quella che vuol dire che stiamo arrivando. Gli ultimi due km trascino corpo e spirito. Mia moglie, che poi è il mio coach, mi ricorda che quei millesseicentometri che mancano sono meno di qualche ripetuta. Che li ho fatti centinaia di volte. Che sono arrivato. Che ci siamo.
 
Ma quei milleseicentometri sono dolorosi. Mi fermo un paio di volte. Cammino. Scrivo su twitter quando mancano 800 metri. Intanto un giudice di gara intercetta mia moglie e la fa uscire. Resto solo.
 
Dal taschino dei pantaloncini tiro fuori la bandiera dei Quattro Mori. E si va, cazzo. Si va! Fino al traguardo. Insieme a quanti ci hanno sempre creduto. Insieme a quanti su Twitter mi hanno fin spinto sotto la finish line. Insieme a quanti hanno donato un passo per questo progetto. Insieme a quanti mi stanno aiutando a portare acqua pulita ai bambini di Casamance nel Senegal. Insieme a quelli che su Facebook mi aiutano a far conoscere l’iniziativa. Insieme ai millecinquecento lettori di questo blog.
 
Ecco. E’ insieme a tutti questi pensieri che ho attraversato quella striscia blu che segnava 42195 metri di percorso. Centomilapassi, insomma.
 
I’m a finisher. Poi è solo festa…
 
 
 
   
 
 
 

Informazioni su Alessandro Accalai

Babbo, sognatore, maratoneta. Nato a Sassari nel meraviglioso 1970 ha studiato di economia e società, specializzandosi poi all'estero con la scusa di imparare l'inglese tra una birra ed un fish&chips. Ha iniziato il suo percorso professionale tra marketing e commerciale lavorando per alcune importanti multinazionali (dal petrolifero alle energie alternative, poi ancora alimentari e - più di recente - beverage). Attualmente si occupa di Trade Marketing B2C in Italia per conto di una nota azienda birraria. Fin da ragazzino - e quindi tuttora - appassionato di scrittura creativa e di racconti brevi. Dicono di averlo visto collaborare all'interno di varie redazioni tra riviste, quotidiani e radio locali. Però lui è uno che va sempre di fretta. E invece nella vita talvolta bisogna saper aspettare. Runner da dieci anni (ovvero da quando i runners si chiamavano podisti) è diventato maratoneta nel 2011 a Edimburgo. Nello stesso anno ha dato vita ad un progetto di personal fundraising noto sui social network come #centomilapassi e grazie al quale ha contribuito alla realizzazione delle reti idriche che hanno permesso di portare acqua pulita in due piccoli villaggi nel Casamance, sud del Senegal. Nel 2102 ha fondato ForKidsForLife, una piccola officina di idee che promuove attività di raccolta fondi a sostegno di organizzazioni noprofit impegnate in campagne rivolte ai più piccoli.

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