image

educhescional


Scena madre numero uno. È un anonimo sabato di mezza estate, il centro storico è quello di Alghero, più o meno sono le sette di sera. C’è una signora vestita come una ventenne ma lei invece è una quarantenne che però sembra una sessantenne che mi permetto di aggiungere si è pure tenuta male. Mi arriva addosso una scia di profumo dozzinale che non lo so se lo fanno ancora ma potrebbe essere malizia estasi o tipo quello lì insomma. Mastica una gomma che potrebbe essere una bigbabol ma visto l’impegno mascellare potrebbe avere in bocca un copertone da neve. Tiene per mano un bambino, probabilmente il figlio. Il babbo ad occhio e croce è quest’uomo in ciabatte da piscina con indosso bermuda a quadri bianchi e neri (che però davvero non vogliono visti) e canotta bianca con scritta Dolce e Gabbana a grandezza insegna da centro commerciale sul petto. Lui però niente gomma da masticare in bocca. Incrocio loro tre sul mio stesso marciapiede di rientro dalla spiaggia. Non so di cosa parlassero fino a quell’istante. Colgo solamente il passaggio conclusivo della signora rivolta al marito o compagno o comunque al presunto babbo del presunto figlio: “… e che cazzo, anziché dare i soldi a questi immigrati del cazzo che non fanno un cazzo tutto il giorno”. Il figlio avrà mi sa tipo dieci anni. Smanetta su uno smartphone e magari con un po’ di fortuna non ha nemmeno sentito le parole della madre. Morale della favola numero uno: ammettiamolo una volta per tutte che per un bambino di dieci anni al giorno d’oggi è più civicamente e moralmente educativo parlare con Siri piuttosto che con noi genitori.

Scena madre numero due. È lo stesso anonimo sabato di mezza estate di cui sopra, la città è sempre Alghero ma stavolta siamo in spiaggia. La spiaggia del Lido a voler essere precisi. Più o meno sono le tre del pomeriggio. Fa un caldo di quel caldo che rimpiangi dicembre, Natale compreso. C’è un uomo sulla quarantina (direi ragazzo sulla quarantina che così mi sento più giovane pure io). Sta sotto l’ombrellone di fianco al mio. Osserva il mare. Di fianco suo figlio. Che avrà tipo anche lui dieci anni. Legge un libro ma non vedo cosa. Però vedo che è un libro. Passa un ragazzo senegalese. Vende cose. Passa e va oltre. Il ragazzo sulla quarantina mio vicino di ombra lo chiama: “Hey amico…”, ma il ragazzo del Senegal non sente e prosegue. “Amico…”, insiste l’uomo. Il venditore di cose si ferma, si volta e si avvicina all’uomo che lo chiama. Uomo che estrae una bottiglietta di acqua fresca dalla sua borsa frigo e gliela porge. Il venditore di cose sorride e da un cinque. Poi saluta e riprende il suo slalom pomeridiano tra asciugamani e secchielli e culi da abbronzare e partite a racchettoni. Il figlio del presunto padre continua a leggere. Forse per sua sfortuna non si è accorto della scena. Morale della favola numero due: basta con questa storia che leggere fa bene e aiuta i nostri figli a diventare delle belle persone.

Fine.


Informazioni su Alessandro Accalai

Babbo, sognatore, maratoneta. Nato a Sassari nel meraviglioso 1970 ha studiato di economia e società, specializzandosi poi all'estero con la scusa di imparare l'inglese tra una birra ed un fish&chips. Ha iniziato il suo percorso professionale tra marketing e commerciale lavorando per alcune importanti multinazionali (dal petrolifero alle energie alternative, poi ancora alimentari e - più di recente - beverage). Attualmente si occupa di Trade Marketing B2C in Italia per conto di una nota azienda birraria. Fin da ragazzino - e quindi tuttora - appassionato di scrittura creativa e di racconti brevi. Dicono di averlo visto collaborare all'interno di varie redazioni tra riviste, quotidiani e radio locali. Però lui è uno che va sempre di fretta. E invece nella vita talvolta bisogna saper aspettare. Runner da dieci anni (ovvero da quando i runners si chiamavano podisti) è diventato maratoneta nel 2011 a Edimburgo. Nello stesso anno ha dato vita ad un progetto di personal fundraising noto sui social network come #centomilapassi e grazie al quale ha contribuito alla realizzazione delle reti idriche che hanno permesso di portare acqua pulita in due piccoli villaggi nel Casamance, sud del Senegal. Nel 2102 ha fondato ForKidsForLife, una piccola officina di idee che promuove attività di raccolta fondi a sostegno di organizzazioni noprofit impegnate in campagne rivolte ai più piccoli.