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Due o tre dubbi | su Babbo Natale


Martina e Federica le hanno detto che era tutta una presa in giro. Che i regali non li porta quel simpatico omone vestito di rosso. Che non ci sono renne. Che quella risata rassicurante era tutta una messa in scena. Che non ci sono folletti magici impegnati tutto l’anno ad impacchettare doni. Che le lettere sono tutte nascoste nel vecchio comodino di nonno. E che – per farla breve – a Babbo Natale ci credono solo i bambini gaggi.

Martina e Federica siedono allo stesso banco di mia figlia. Che però è una che un dubbio se lo mette a prescindere. E così la domanda è stata quella lì, quella più banale. Quella che prima o poi ti aspetti. Come prima o poi ti aspetti di sentirti domandare come nascono i bambini o cosa vuol dire che nonno è andato in cielo. Che poi a otto anni ti chiedono questo. Mentre non ti domandano mai perché mamma piange o perché tu hai quella faccia stanca. Le risposte in genere le trovano da soli. E tu in fondo non è che devi spiegare troppo. Che in fondo così è più facile.

Martina e Federica a Babbo Natale comunque non ci credono più. E visto che la domanda era questa io a mia figlia ho risposto che non lo so. Che non lo so se Martina e Federica facciano bene a non crederci. Se facciano bene a non credere che ci sia qualcuno che fatica un anno intero per loro. Che per un anno intero sogna la notte di Natale ed i loro occhi increduli ed emozionati davanti all’ennesima magia. Che non lo so se sbagliano a non credere più che per un loro sorriso ci sia qualcuno che ogni giorno affronta difficoltà, incertezze, paure. Che immagino – ho detto a mia figlia – che pure Babbo Natale in fondo avrà i suoi guai da risolvere. Ma mi verrebbe da pensare che uno come Babbo Natale non si fermi di certo davanti ad un ostacolo qualunque. Perché per quel sorriso Babbo Natale è disposto a rischiare e a sbagliare e semmai pure a piangere di nascosto. Ma per quel sorriso non lascerebbe mai niente di intentato.

E che quindi – a pensarci bene – io non lo so esattamente cosa pensare quando parliamo di Babbo Natale.

Che anche noi grandi al riguardo qualche dubbio talvolta lo abbiamo.


Informazioni su Alessandro Accalai

Babbo, sognatore, maratoneta. Nato a Sassari nel meraviglioso 1970 ha studiato di economia e società, specializzandosi poi all'estero con la scusa di imparare l'inglese tra una birra ed un fish&chips. Ha iniziato il suo percorso professionale tra marketing e commerciale lavorando per alcune importanti multinazionali (dal petrolifero alle energie alternative, poi ancora alimentari e - più di recente - beverage). Attualmente si occupa di Trade Marketing B2C in Italia per conto di una nota azienda birraria. Fin da ragazzino - e quindi tuttora - appassionato di scrittura creativa e di racconti brevi. Dicono di averlo visto collaborare all'interno di varie redazioni tra riviste, quotidiani e radio locali. Però lui è uno che va sempre di fretta. E invece nella vita talvolta bisogna saper aspettare. Runner da dieci anni (ovvero da quando i runners si chiamavano podisti) è diventato maratoneta nel 2011 a Edimburgo. Nello stesso anno ha dato vita ad un progetto di personal fundraising noto sui social network come #centomilapassi e grazie al quale ha contribuito alla realizzazione delle reti idriche che hanno permesso di portare acqua pulita in due piccoli villaggi nel Casamance, sud del Senegal. Nel 2102 ha fondato ForKidsForLife, una piccola officina di idee che promuove attività di raccolta fondi a sostegno di organizzazioni noprofit impegnate in campagne rivolte ai più piccoli.

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