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di quella volta de “su morti morti”


Mio babbo quel giorno era di turno e sarebbe uscito dal lavoro non prima delle cinque del pomeriggio. Poi giusto il tempo necessario per caricare nel bagagliaio della vecchia Simca 1100 le poche cose che servivano per il ponte dei Santi e lui e mia mamma si sarebbero messi in viaggio. Io e mio cugino perciò sapevamo che non li avremo visti arrivare in paese prima che fosse oramai sera inoltrata. Ed avevamo perciò tutto il tempo.

Era l’ultimo giorno di ottobre del settantansei ed era un sabato. Faceva freddo. Ricordo che mia zia accese il grande camino della cucina che non era ancora ora di pranzo. Verso le tre ci chiamò in soggiorno. Diede a me e a mio cugino due vecchie federe di cuscino. La mia era celeste, quella di mio cugino era bianca a quadrettini neri piccoli. Ci spiegò dove andare e dove non andare. Che anche se il paese è piccolo non si poteva andare dappertutto. A me raccomandò di non allontanarmi mai da mio cugino. E di fare attenzione alle macchine. Anche se allora di macchine in paese non è che ne girassero tante. E ci raccomandò di non tornare più tardi delle sette. Che a quell’ora iniziava a fare buio e poi comunque sarebbero arrivati i miei.

La prima casa dove iniziammo il giro de “su morti morti” era nella zona di Pianu, nella parte alta del paese. I nomi di tutti non me li ricordo. Anche perché in paese poi nessuno si chiamava per nome. A parte qualche zia, tipo zia Mallena o zia Forica. Altre zie erano in realtà paesane conosciute per via della provenienza, tipo sa Osinca o sa Ploaghesa, cioè originarie di Bosa e di Ploaghe, che sono dei piccoli paesi molto lontani da Burgos. Nelle strade odore di legna bruciata e di fumo e di asfalto bagnato. Nelle case profumo di papassini e di castagne arrosto. Sui camini accesi tanti lumicini rossi. Alcuni grandi e alcuni piccoli. Mio cugino era esperto de “su morti morti”. Che lui era più grande e questa cosa l’aveva già fatta un sacco di volte. Quindi alle prime case era lui che annunciava il nostro arrivo con un tono di voce che era una via di mezzo tra annunciazione e litania. E così mi faceva vedere come si faceva.

Perciò dopo le prime visite ero io a intonare “o su morti morti”. Un paio di volte per casa. Non di più. Che ci facevano entrare subito. Sui tavoli delle cucine e dei soggiorni melograni e caramelle Rossana e castagne e papassini e frutta secca tipo noci e mandorle. Nelle nostre federe che erano adesso dei sacchi che si riempivano casa per casa finiva un po’ di tutto. Anche monete da cento e da duecento lire e qualche volta una banconota da cinquecento.

In ogni casa la domanda era “e tue fitzu de chie sese”. Nel senso che io non ero di paese ma a Burgos quell’anno ero di passaggio. E che quindi la curiosità era di capire di chi fossi il figlio. Si partiva dicendo che ero il nipote di zia Simona che era la sorella di mia mamma. E quindi diventavo in un attimo “su fitzu de Franzisca, cussa chi istada in Tatari”. Vabbè, dovei tradurre tutto ma secondo me i miei tantissimi amici non sardi che mi leggono qui sono certo che capiscono lo stesso.

I miei arrivarono in paese che incrociarono me e mio cugino oramai sulla via del rientro. Il mio sacco era pieno di dolci e di caramelle e di frutta secca e di soldini e di saluti che mi avevano dato per loro praticamente in ogni casa che io e mio cugino avevamo visitato.

Quella fu la mia prima ed ultima volta a girare per il paese a fare “su morti morti”. Perché poi l’anno dopo sarei tornato a Sassari e in città certe cose non le facevano. E non c’era ancora internet e non c’era tutta questa anglosassoneria che celebrava il rito di Halloween. Non c’erano un sacco di altre cose per la verità.

Però questa – a dire il vero – è in fondo altra storia.

A.


Informazioni su Alessandro Accalai

Babbo, sognatore, maratoneta. Nato a Sassari nel meraviglioso 1970 ha studiato di economia e società, specializzandosi poi all'estero con la scusa di imparare l'inglese tra una birra ed un fish&chips. Ha iniziato il suo percorso professionale tra marketing e commerciale lavorando per alcune importanti multinazionali (dal petrolifero alle energie alternative, poi ancora alimentari e - più di recente - beverage). Attualmente si occupa di Trade Marketing B2C in Italia per conto di una nota azienda birraria. Fin da ragazzino - e quindi tuttora - appassionato di scrittura creativa e di racconti brevi. Dicono di averlo visto collaborare all'interno di varie redazioni tra riviste, quotidiani e radio locali. Però lui è uno che va sempre di fretta. E invece nella vita talvolta bisogna saper aspettare. Runner da dieci anni (ovvero da quando i runners si chiamavano podisti) è diventato maratoneta nel 2011 a Edimburgo. Nello stesso anno ha dato vita ad un progetto di personal fundraising noto sui social network come #centomilapassi e grazie al quale ha contribuito alla realizzazione delle reti idriche che hanno permesso di portare acqua pulita in due piccoli villaggi nel Casamance, sud del Senegal. Nel 2102 ha fondato ForKidsForLife, una piccola officina di idee che promuove attività di raccolta fondi a sostegno di organizzazioni noprofit impegnate in campagne rivolte ai più piccoli.

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