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di quando tutto scorre ma invece non è vero


Un nonno gioca a carte con la nipotina sul tavolino del bar. Una ragazza annoiata tiene per mano un ragazzo annoiato. A vederli mi sento un po’ annoiato pure io. Un ragazzino gioca a nascondino da solo. Sulla porta dei bagni c’è un cartello gigante con la scritta “vogliamo lavoro”. La parrucchiera fa i capelli ad una signora del sud. Il marito della signora del sud ci prova con la ragazza del tabacchino. Due camionisti del Campidano si raccontano l’Italia degli automobilisti incapaci vista dall’alto di un tir tra Roncobilaccio e Firenze Nord. Bevono Corona e mi viene il dubbio che del mio lavoro non ho ancora capito un cazzo. Un addetto portuale mangia una pizza e farfuglia ordini a qualcuno via radio. Qualcuno via radio farfuglia che non ha capito un cazzo nemmeno lui. Il cartello divieto d’accesso ha troppi punti di ruggine per sembrare almeno lontanamente credibile. La pattuglia della Polizia Locale vuol sembrare credibile e indossa occhiali da sole a specchio anche se il sole è calato da un paio d’ore. Un bambino si fa un selfie con il cellulare del babbo. Il babbo intanto guarda il culo della ragazza austriaca in moto. Il ragazzo della ragazza austriaca è seduto qui di fianco a me al bar. Beve Tourtel. Forse del mio lavoro ho capito invece qualcosa. Ma ad essere del tutto onesto non ne sono certo. Una signora milanese legge una rivista di moda al tavolo della pizzeria. E riempie un bicchiere di plastica da una bottiglia grande di Moretti. Il marito è sardo che lo si capirebbe anche se di botto spegnessero le luci. Beve the al limone. Quello freddo con la cannuccia. Le auto in fila al terminal crociere sono quasi tutte tirate a lucido. Come se fossero dirette tutte ad un ricevimento nuziale. Unica differenza è che non suonano i clacson. Il bambino alla mia sinistra è in arena cinque di clash royale. L’uomo con la pancia e la t-shirt aderente ed il borsello piqqadro arancio scuro mi fa tenerezza. Per la pizza ci vogliono venti minuti. Al bancomat ci sono quattro persone in fila. Io sarei la quinta e decido che mi farò bastare i dodici euro che ho in tasca. Uno sulla settantina con l’aria di quelli che qui qualcosa non quadra passa in rassegna tutte le auto in corsia 15. La moglie gli cammina accanto e dal suo smartphone con custodia a libro aggiorna la figlia lontana sulla situazione meteo al Porto di Livorno. La ragazza bionda con gli occhiali da nerd scende dalla sua mini bianca e mi bussa al finestrino. Scusa, hai le luci accese. Oh, grazie. Sei stata gentilissima. Siamo i primi della corsia 16. La maglia del ragazzino romano che gioca con la ps4 è quella di Curry. Due ragazze tedesche sulla trentina bevono Nastro Azzurro. Non mi ricordo dove ho lasciato i miei occhiali da vista. Temo in hotel a Bologna porca di quella miseria porca. La nave sta entrando in porto adesso. Vado a prendere un caffè.


Informazioni su Alessandro Accalai

Babbo, sognatore, maratoneta. Nato a Sassari nel meraviglioso 1970 ha studiato di economia e società, specializzandosi poi all'estero con la scusa di imparare l'inglese tra una birra ed un fish&chips. Ha iniziato il suo percorso professionale tra marketing e commerciale lavorando per alcune importanti multinazionali (dal petrolifero alle energie alternative, poi ancora alimentari e - più di recente - beverage). Attualmente si occupa di Trade Marketing B2C in Italia per conto di una nota azienda birraria. Fin da ragazzino - e quindi tuttora - appassionato di scrittura creativa e di racconti brevi. Dicono di averlo visto collaborare all'interno di varie redazioni tra riviste, quotidiani e radio locali. Però lui è uno che va sempre di fretta. E invece nella vita talvolta bisogna saper aspettare. Runner da dieci anni (ovvero da quando i runners si chiamavano podisti) è diventato maratoneta nel 2011 a Edimburgo. Nello stesso anno ha dato vita ad un progetto di personal fundraising noto sui social network come #centomilapassi e grazie al quale ha contribuito alla realizzazione delle reti idriche che hanno permesso di portare acqua pulita in due piccoli villaggi nel Casamance, sud del Senegal. Nel 2102 ha fondato ForKidsForLife, una piccola officina di idee che promuove attività di raccolta fondi a sostegno di organizzazioni noprofit impegnate in campagne rivolte ai più piccoli.

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