qualcosa di me


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Sono nato mentre l’uomo passeggiava per la prima volta sulla Luna. Che per l’uomo la Luna è sempre troppo lontana, quasi inarrivabile. Come un posto che in realtà non c’è, come un posto che assomiglia a un sogno. Che la storia dell’uomo è fatta di sogni. Di sogni talvolta realizzati e di sfide talvolta vinte. Le prime sfide io le ho dovute vincere da bambino. Aggrappato alla vita con un filodannatamente sottile. E mia mamma poco più che ventenne. E la mia casa distante ore interminabili di curve e di lacrime da uno ospedale grigio e inospitale. E la piccola cinquecento bianca di mio babbo costretta ad inghiottire per settimane e per mesi l’asfalto irregolare della vecchia Carlo Felice. Su e giù per una Sardegna ancora fatta di polvere e di sentieri. E così centinaia di volte. Per settimane e per mesi. Per settimane e per mesi. Ma alla fine ho vinto io.E quando nella vita vinci sfide come queste il valore della resilienza lo fai tuo. Ti appartiene per sempre. Che questa sfida non sarà più difficile da vincere di altre sfide, forse più importanti o forse meno. Ma di certo non più difficili. Che la storia dell’uomo è fatta spesso di sfide difficili. La mia insegnante di lettere della scuola media diceva che dovevo studiare al liceo classico. Mio babbo diceva invece che in casa c’erano altre priorità.Che tre figli piccoli da crescere sono una salita impegnativa se hai poco fiato. Che tre figli piccoli da crescere sono quasi un lusso se in casa entra un solo stipendio. Che tre figli piccoli sono un lusso se poi quello stipendio è di un operaio. Però sì, ci tenevo davvero a frequentare il liceo classico. Che dicevano tutti che avevo il dono della parola scritta. Ma era un lusso che non mi potevo permettere il liceo classico. Che semmai era meglio un diploma tecnico. Che poi si poteva lavorare subito. Ecco perché a diciannove anni avevo nel cassetto un diploma di perito industriale e sapevo scrivere un algoritmo in pascal. Ma per me era poca roba.

Ed in fondo anche l’Università era un lusso che non mi potevo permettere. L’Università la volevo fare ma non avevo abbastanza soldi. Anzi, avevo solo quelli che bastavano per pagarci le tasse di iscrizione al primo anno. Che poi erano i soldi che mi avevano regalato per il diploma. Così decisi che avendo vinto sfide ben più difficili iscrivermi a Scienze politiche era in confronto una passeggiata. Oltre che un compromesso accettabile con una poco attraente Lettere e Filosofia. E questo compromesso mi piaceva. Quattro anni. Non di più. Prendere o lasciare. Senza perdere tempo. Che il tempo costava troppo. Così ho fatto l’amministratore di condomini, dato ripetizioni nel salotto di casa, insegnato in scuole pubbliche e private. E sono stato arbitro di calcio, speaker in una radio privata e cronista di nera in un quotidiano locale. Poi di notte studiavo. E così avanti senza sosta per quattro anni. Per quattro anni e cinque mesi, a voler essere precisi. Ed arrivò il giorno nel quale il relatore mi disse che la mia tesi non era ancora pronta per poter essere discussa “con lode”. Ed io risposi che alla lode ci avremmo pensato dopo. Che in fondo nel sogno la lode non era prevista. A venticinque anni – nell’aula magna dell’Università di Sassari – argomentai la mia tesi sui costi ed i benefici della politica agricola europea per la Sardegna. E portai a casa pieni voti ed un sogno senza lode. Tre mesi dopo era estate. In Sardegna una estate tra le più calde di sempre. A fine agosto mettevo in valigia poche cose e tante speranze. E salivo per la prima volta su un aereo. Direzione Londra. E da Londra a Southampton.
E a Southampton ci arrivai in treno. E ci arrivai che era già notte. Una notte che me la ricordo ancora adesso mentre scrivo, così fredda e ostile. Che a fine agosto Inghilterra del sud è già immersa nel suo grigio inverno. Un master, un anno di studi. Che prima ancora di lasciarmi in dono competenze accademiche diventò una preziosa scuola di vita. Senza confini. Capace di aprire la mia testa a prospettive nuove. Mi avrebbe insegnato a pensare con occhi diversi. Spesso a vedere e non solo a guardare. Molto spesso a pensare contromano. Nelle multinazionali – grazie a quel master – ho iniziato a lavorarci da subito. E sono una gran bella palestra di vita le multinazionali. Di vita e di professione. Cresci inquadrato. Impari a non vivere inquadrato. Nelle multinazionali ci lavoro da quasi vent’anni. Dal commerciale al marketing. Dai numeri alle idee. Dal vendere al creare.

Esiste sempre una via. Ed una strada la trovi. E quando una strada non la trovi allora decidi la direzione e te la costruisci. Ed io con la strada ci sono diventato amico e complice. Che quando decidi che vuoi correre una maratona l’asfalto non lo devi soltanto consumare. Con l’asfalto e con la strada ci devi anche parlare. Che una maratona la corri se decidi che vuoi conoscere i tuoi limiti. Che i limiti non sono mai fisici ma soltanto mentali. Che una maratona si corre con la testa. E le gambe sono soltanto un mezzo di trasporto. E cerco di conoscere i miei limiti perché capire come infrangerli. Che per arrivare sulla Luna devi infrangere qualche limite. E che ognuno nella vita ha la sua di Luna.

Credo che in una maratona si possa fare molto più che vincere. Credo – per esempio – che si possa costruire un mondo diverso. Come? Io per esempio da tre anni corro in giro per l’Italia e per il mondo i centomilapassi di una maratona con l’obiettivo di far diventare grande un mio piccolo progetto: ForKidsForLife. Perché nella vita si può fare molto più che restare a guardare. Perché a mia figlia vorrei lasciare un mondo migliore. Perché a mia figlia insegnerò che un mondo migliore è possibile. Perché a mia figlia insegnerò che però un mondo migliore lo devi costruire. Che un mondo migliore in fondo è come la Luna. Che sembrava inarrivabile. Però poi un giorno l’uomo ha deciso che sulla Luna voleva arrivarci. Ed ha vinto la sua sfida. Che la storia dell’uomo è fatta di sfide vinte e di sfide da vincere.
E di sfide da vincere io ne ho davvero ancora tante.

Alessandro Accalai 

[Babbo, sognatore, maratoneta. Nato a Sassari nel meraviglioso 1970 ha studiato di economia e società, specializzandosi poi all’estero con la scusa di imparare l’inglese tra una birra ed un fish&chips. Ha iniziato il suo percorso professionale tra marketing e commerciale lavorando per alcune importanti multinazionali (dal petrolifero alle energie alternative, poi ancora alimentari e – più di recente – beverage). Attualmente si occupa di Trade Marketing B2C in Italia per conto di una nota azienda birraria. Fin da ragazzino – e quindi tuttora – appassionato di scrittura creativa e di racconti brevi. Dicono di averlo visto collaborare all’interno di varie redazioni tra riviste, quotidiani e radio locali. Però lui è uno che va sempre di fretta. E invece nella vita talvolta bisogna saper aspettare. Runner da dieci anni (ovvero da quando i runners si chiamavano podisti) è diventato maratoneta nel 2011 a Edimburgo. Nello stesso anno ha dato vita ad un progetto di personal fundraising noto sui social network come #centomilapassi e grazie al quale ha contribuito alla realizzazione delle reti idriche che hanno permesso di portare acqua pulita in due piccoli villaggi nel Casamance, sud del Senegal. Nel 2102 ha fondato ForKidForLife, una piccola officina di idee che promuove attività di raccolta fondi per finanziare progetti capaci di rendere migliore la qualità della vita dei più piccoli. 

Se gli domandate quale sia il senso di quel “penso contromano” vi risponderà che lui in realtà non ne ha idea. Vi dirà piuttosto che quello è l’unico modo che conosce per trovare sempre una risposta chiara e convincente alle domande della Vita. Che cosa poi voglia dire davvero comunque non è chiaro…]