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Della solitudine del maratoneta.


Non è vero che una maratona la corri insieme a migliaia di altri runners. Non è vero perché – dal primo fino all’ultimo – quei fottuti centomilapassi sono soltanto affar tuo.

Tuo è il primo passo. Quello che muovi un istante dopo che il giudice ha sparato in aria. Quello che pensi che stai bene. Quello che sono cinque mesi che mi alleno. Quello che oggi devo dare tutto. Quello che oggi voglio dare di più. Quello che adesso me la godo. Quello che le cuffie sono a posto. Quello che la playlist è cattiva. Quello che oggi infrango i miei limiti. Quello. E sei solo. Solo.

Ed è tuo quel passo con il quale inizi ad aggredire la prima salita subdola. Quella che devo fare attenzione. Che la salita è solo un approccio mentale. Come nella vita. Dipende da te. Non importa la pendenza. Quello che conta è la tua motivazione. E sei solo anche allora. Perché nessuno ti dirà mai come fare. Devi solo infilare un passo dopo l’altro. Fino in cima. Tu e le tue gambe. Tu e la tua testa.

Ecco. La testa. Senza la testa le gambe non vanno da nessuna parte. Perché le gambe non conoscono la distanza. La tua testa invece sì. Riconoscerà il cartello che indica i primi 21 km. E sarà la tua testa a farsi carico di quei primi cinquantamilapassi. Ma sarai sempre più solo. Solo con te stesso. Pensando che sei appena a metà della tua immane fatica.

Solo quando inizi a pensare al perché. Perché tutto quel dolore. Perché tutto quel sacrificio. Perché tutta quella fatica. E mancano ancora i chilometri più sfidanti. Quelli che ti accompagnano vicino al “muro”. Che ogni maratoneta ha un “muro” da scavalcare. Per alcuni sta lì, trenta chilometri dopo il via. O dodici prima del traguardo. Dipende dai punti di vista. Perché la maratona è una questione di punti di vista. Sì, come tutto nella vita. Che lo già scritto prima. Ma è una impietosa verità.

Quelli sono i passi più intimi. Quelli dove parli con te stesso. Che non senti il pubblico che ti sostiene. Non senti il freddo. Non senti il cardiofrequenzimetro che suona. Non senti la musica nelle orecchie. Senti solo la tua testa che parla con il tuo cuore. Che ogni passo diventa una impresa titanica. Il rumore sordo delle tue scarpette sull’asfalto diventa il solo ritmo che riconosci. Attorno è vuoto spinto. Sei solo. Dannatamente solo.

Sei solo quando pensi di mollare. Sei solo quando pensi che non puoi mollare. Sei solo quando pensi che se molli adesso sei un coglione. Sei solo quando pensi che tu invece non sei un coglione. Sei solo quando in fondo sono ancora altri cinque chilometri e poi basta. Sei solo quando questa è l’ultima volta e poi basta. Sei solo quando hai sete. Sei solo quando avresti dovuto bere di più prima. Sei solo quando la gamba destra accenna un crampo. Sei solo quando la guardi la tua gamba destra, quasi a volerla minacciare. Che non hai tempo per i crampi adesso. Che adesso ho altro da fare. Che adesso devo solo correre. Sei solo quando ti sei dimenticato che al polso hai un cronometro. Sei solo quando il tempo non conta. Sei solo quando quello che conta è sentire che ancora vai.

Sei solo quando vedi il traguardo. Sei solo in quell’ultimo passo. Quello che ti sembra di ritrovare energia. Quello che ti sembra che non sia possibile. Quello che sei tu. Che sei stato tu a fermare il cronometro. Che quella è davvero la finish line. Non c’è un nastro da tagliare. Quello lo hanno tagliato due ore prima.

Quello che c’è adesso è la tua vita. Che da adesso in poi  è cambiata.

È cambiata per sempre.


Informazioni su Alessandro Accalai

Babbo, sognatore, maratoneta. Nato a Sassari nel meraviglioso 1970 ha studiato di economia e società, specializzandosi poi all'estero con la scusa di imparare l'inglese tra una birra ed un fish&chips. Ha iniziato il suo percorso professionale tra marketing e commerciale lavorando per alcune importanti multinazionali (dal petrolifero alle energie alternative, poi ancora alimentari e - più di recente - beverage). Attualmente si occupa di Trade Marketing B2C in Italia per conto di una nota azienda birraria. Fin da ragazzino - e quindi tuttora - appassionato di scrittura creativa e di racconti brevi. Dicono di averlo visto collaborare all'interno di varie redazioni tra riviste, quotidiani e radio locali. Però lui è uno che va sempre di fretta. E invece nella vita talvolta bisogna saper aspettare. Runner da dieci anni (ovvero da quando i runners si chiamavano podisti) è diventato maratoneta nel 2011 a Edimburgo. Nello stesso anno ha dato vita ad un progetto di personal fundraising noto sui social network come #centomilapassi e grazie al quale ha contribuito alla realizzazione delle reti idriche che hanno permesso di portare acqua pulita in due piccoli villaggi nel Casamance, sud del Senegal. Nel 2102 ha fondato ForKidsForLife, una piccola officina di idee che promuove attività di raccolta fondi a sostegno di organizzazioni noprofit impegnate in campagne rivolte ai più piccoli.

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