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Un nonno gioca a carte con la nipotina sul tavolino del bar. Una ragazza annoiata tiene per mano un ragazzo annoiato. A vederli mi sento un po’ annoiato pure io. Un ragazzino gioca a nascondino da solo. Sulla porta dei bagni c’è un cartello gigante con la scritta “vogliamo lavoro”. La parrucchiera fa i capelli ad una signora del sud. Il marito della signora del sud ci prova con la ragazza del tabacchino. Due camionisti del Campidano si raccontano l’Italia degli automobilisti incapaci vista dall’alto di un tir tra Roncobilaccio e Firenze Nord. Bevono Corona e mi viene il dubbio […]

di quando tutto scorre ma invece non è vero


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Nel cielo sopra Visarno Arena adesso restano solo terra e l’eco infinito di decibel cattivi. I System Of A Down hanno lasciato l’immenso palco del Firenze Rocks da pochi minuti. Attorno a me il brusio lieve di cinquantamila fan che abbandonano un ippodromo che per ore non è stato un ippodromo ma un meraviglioso tempio del rock. In pochi giorni sono passati di quì nomi leggendari della musica. Hanno vibrato con loro le corde vocali di duecentomila persone. Giunte da ogni dove per Radiohead, Placebo, Aerosmith, Eddie Vedder, Prophets of Rage. E poi ancora Samuel, Glen Hansard, Don Broco, Deaf […]

di quella volta a Firenze


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Ogni tanto sento Luigi. Che adesso lavora negli Stati Uniti. Fa il ricercatore all’università di non mi ricordo dove. Ma lui si capiva che aveva la testa che funzionava come si deve. Io invece vedo sempre Laura Puggioni perché abbiamo i figli che vanno nella stessa scuola. Giù al Monte. Però siamo sempre di corsa e ogni volta dice dai vediamoci una sera ma poi lo sai come vanno le cose. E Martina? Ogni volta che la vedo in televisione mi viene in mente quando ci faceva le imitazioni di Renzi e di maestra Luisa. Cazz, era precisa… Io tanto […]

di quella volta che ho incontrato Eleonora



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Arrivo al Porto di Civitavecchia che c’è il sole tipo quello di inizio giugno. Ho finito i contanti e nel terminal non c’è il bancomat. La signora del negozio che vende cazzatine per turisti mi dice che a dire la verità una volta c’era ma che poi quei disgraziati lo hanno tolto. Così se voglio recuperare del contante adesso dovrei uscire di nuovo dal porto e cercare altrove. Ma tra poco si parte e perciò questa cosa non fa. E che quindi in qualche altro modo faremo. Solo che non era questo che volevo dirvi. Volevo dirvi piuttosto che per […]

di quella volta che si sono fidati di me


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L’ospedale era gestito dalle suore. E le suore erano cattive. Sì, vabbè, non sempre. Però spesso erano cattive. Tipo quella volta che io e mamma ti abbiamo portato un piccolo regalo – un giocattolo, era un trenino – e avevamo chiesto alle suore di dartelo per Natale. Che a Natale non ci facevano entrare in ospedale. Perché tu per quaranta giorni dovevi stare in isolamento. Poi quando finalmente ci hanno fatto entrare per qualche minuto – era già la Befana – in quella stanza che sapeva di alcol e di medicine quel giocattolo non c’era. Suor Zitta aveva punito tutti […]

di cose che ho dentro


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Olbia, imbarco Moby. Sono le otto di sera e soffia un vento di grecale che sembra arrabbiato col mondo più del dovuto. Un uomo sulla quarantina arriva trafelato al check in. Parla con l’addetto agli imbarchi a terra. Io sto in auto a pochi metri. Non sento nel dettaglio tutta la conversazione ma capisco che l’uomo ha bisogno di un posto comodo per la sua auto. Che poi la mattina dopo a Livorno vuole essere tra i primi a sbarcare. Sento solo la frase finale: devo portare mio figlio piccolo in ospedale. Che già a me con questa frase mi […]

di quella notte sull’Olbia – Livorno



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La fatica non è mai sprecata. Però mi devo trovare uno sport più adatto. Un qualcosa che se fuori la temperatura sta sotto lo zero puoi scegliere di restare invece da qualche parte al caldo. Oppure che non per forza la devi finire a trascinare gambe e testa in modo poco dignitoso. Che me la ricorderò sempre l’espressione in viso di quella signora al chilometro trentacinque. Che avrà avuto l’età di mia mamma. Dammi retta figlio mio, prendi un po’ di the caldo e due biscotti. Guarda che ti farà bene. L’avrei abbracciata ma non mi erano rimaste forze manco […]

non ero di passaggio


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I medici alla fine hanno parlato di ugola bifida. Che a capire poi cosa voglia esattamente dire ce ne passa. Noi avevamo notato da un po’ di tempo che qualcosa in Pietro non andava. A noi sembrava in realtà che Pietro non ci sentisse bene. O perlomeno così pensavamo. Siamo andati da un otorino. E così è iniziata la nostra odissea. Allora lui aveva solo otto mesi. E tra medici con idee chiarissime ed altri che non ci tranquillizzavano affatto il tempo scorreva senza colori. E nel dubbio ci siamo fidati di quei dottori che dicevano di aspettare. E noi […]

di quella mattina a Milano


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E niente caro diario, non è che al momento le cose mi vadano un granché bene. Quindi prima ancora di iniziare a scrivere ti chiedo scusa. Ma ho bisogno di approfittare per qualche pagina della tua pazienza. Perché sai caro diario,  ho imparato che a volte scrivere è un modo molto semplice per fare un po’ di ordine dentro. Anche se fuori poi tutto resta comunque sottosopra. Si, lo so che stasera avrei dovuto fare le ripetute. E so anche che tra meno di dieci giorni dovrò correre una maratona. Ma tu caro diario lo sai. Io sono sempre stato […]

di quella sera che cercavo una scusa